Obiettivi

Obiettivi

Titolo: Aggredire il mercato tramite strumenti finanziari adeguati, in sicurezza (nel territorio anconetano)

(vedi per maggior dettaglio relazione integrativa)

DESCRIZIONE INIZIATIVA PROGETTUALE

Lo scenario

Negli ultimi anni l’intervento del legislatore, sia comunitario che nazionale, in materia agricola si è caratterizzato per la crescente attenzione rivolta alla capacità delle imprese agricole di rapportarsi al mercato. In tale direzione, significative appaiono le sollecitazioni dell’Unione Europea che ha voluto puntare su nuove politiche di sviluppo rurale, finalizzate a favorire la modernizzazione del settore agricolo mediante forme di intervento a sostegno di un modello di impresa agricola sempre più propensa ad instaurare un sistema di relazioni esterne e ad assumere nuove funzioni. In coerenza con il nuovo atteggiamento della politica comunitaria e con il cambiamento socio-culturale che ha accompagnato l’ evoluzione della mentalità con cui oggi “si fa agricoltura”, il Legislatore nazionale ha ritenuto indispensabile fornire alle imprese agricole una strumentazione normativa indispensabile, in grado di supportare la loro propensione ad assumere il nuovo ruolo di soggetto vocato alle relazioni con l’esterno. Da tali presupposti, infatti, trae origine la riforma della

definizione giuridica di attività agricola contenuta nella “ legge di orientamento e modernizzazione del settore agricolo”:

decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228. La nuova formulazione dell’art. 2135 del Codice civile, operata dalla legge di orientamento, si ispira ad un modello di impresa agricola capace di guardare al mercato, puntando alla diversificazione, alla multifunzionalità e alla ottimizzazione delle produzioni di alimenti, e contestualmente ad integrare il proprio reddito mediante lo svolgimento di attività di utilità collettiva, quali la manutenzione territoriale, la produzione di energie rinnovabili e la valorizzazione delle peculiarità produttive locali. Nello specifico, l’articolo 1 della legge di orientamento consente all’imprenditore agricolo di esercitare, oltre alle attività di coltivazioni o all’allevamento, anche la manipolazione, la conservazione dei prodotti agricoli, a condizione che dette attività riguardino prevalentemente i prodotti derivati dalla coltivazione del proprio fondo o dall’allevamento dei propri animali. Nel qualificare come agricola l’ attività di commercializzazione, la legge di orientamento ha voluto introdurre importanti novità anche nella disciplina dell’ attività di vendita diretta dei prodotti agricoli, così da incentivare quella che a tutti gli effetti rappresenta un vero esempio di “ filiera corta” e di rapporto diretto delle imprese agricole con i consumatori. La legge 27 dicembre 2006,n. 296 (legge finanziaria per il 2007), all’art. 1, comma 1065, ha previsto l’adozione di un decreto di natura non regolamentare del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, finalizzato a stabilire i requisiti uniformi e gli standard per la realizzazione dei mercati riservati all’esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli. E’ fatta salva, naturalmente, l’osservanza della disciplina in materia di igiene degli alimenti per tutti i prodotti posti in vendita che, al fine di assicurare il soddisfacimento di esigenze di trasparenza e tracciabilità oltre che di salubrità, devono essere etichettati nel rispetto della disciplina in vigore per i singoli prodotti e recare l’indicazione del luogo di origine territoriale e dell’impresa produttrice. Accanto alle produzioni di qualità valorizzate con la vendita diretta o con la filiera corta, ossia gli attuali mercati di Campagna amica, abbiamo anche la “filiera lunga”, specifica per le “produzioni di massa=comodities” che è l’insieme di attività che concorrono alla formazione, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto agroalimentare finito, partendo dalla produzione agricola fino alla vendita al consumatore finale. L’obiettivo della filiera è quello innanzitutto di raggiungere un maggior livello di aggregazione tra i partecipanti alla filiera stessa per incrementare e migliorare la redditività delle produzioni, stimolando la partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità, poi quello di trasferire al settore primario una maggiore quota di valore aggiunto per le produzioni agroalimentari. Infatti filiera si può definire anche la catena del valore aggiunto, secondo la quale ad ogni fase di manipolazione del prodotto di partenza, per esempio del grano duro, corrisponde un incremento di valore che aumenta mano a mano che ci si avvicina al consumatore finale. Siccome i vari attori della filiera non sono tra di loro” filantropi”, è strategico per il singolo fare sistema tra i soggetti partecipanti alla filiera, altrimenti soccombe. Inoltre la capacità imprenditoriale si manifesta con la ricerca e lo sviluppo; essi però richiedono una certa organizzazione, che il singolo, per motivi economici, non può sopportare, l’accordo di filiera può sopperire anche a ciò. Qualsiasi imprenditore, poi, deve porsi la domanda “cosa produco e per chi produco”: bisogna cioè conoscere il mercato, considerato anche che con la riforma della PAC ed il disaccoppiamento ad essa collegato, l’imprenditore agricolo è libero di coltivare qualsiasi prodotto e ricevere comunque il pagamento unico. E’ vincente di conseguenza, il soggetto che lungo la filiera si trova più vicino al consumatore, ne conosce le esigenze e i gusti, perché è proprio in quella fase che c’è il maggior valore aggiunto, che attualmente (in genere) va a solo vantaggio della grande distribuzione. Il peso e il riconoscimento economico e sociale dei produttori agricoli, che costituiscono il primo anello della filiera, si mostrano invece progressivamente attenuati, con una evidente e ingiusta sperequazione tra gli estremi della filiera, è quindi diventa inadeguata la remunerazione, ma è altresì insufficiente la trasparenza a tutela dei consumatori. Infine, ma non meno importante, è l’aspetto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che sarà analizzata in rapporto alle problematiche agricole economiche e reddituali che, rappresenta senza dubbio un nuovo adempimento per le aziende agricole che dovranno adeguarsi al nuovo decreto 81 del 2008 inerente la sicurezza, ma che rimane un argomento fondamentale e una condizione essenziale per una corretta gestione aziendale.

La sicurezza sui luoghi di lavoro dovrebbe essere un pre-requisito per tutte le attività lavorative, ma in realtà oggi i dati che riporteremo nella prefazione del progetto che vogliamo realizzare e che potrete leggere qui sotto riportati ci fanno capire che occorre intervenire con azioni mirate che possano far cambiare o meglio invertire il trend attuale degli infortuni sul lavoro che avvengono nel settore primario.

L’agricoltura vive questi cambiamenti e assume una diversa valenza che, attraverso il connubio tra agricoltura e società, ci permette ogni giorno non solo di consumare i cibi della terra, ma anche di usare gli spazi aperti ed il paesaggio costruito dalla natura e sostenuto dall’agricoltura. E’ la società stessa che ci chiede di cambiare e di rendere più sicure le aziende agricole perché notevole è di conseguenza anche il costo sociale che ricade poi sull’intera collettività per far fronte agli innumerevoli infortuni che purtroppo ancora avvengono troppo spesso anche nelle nostre campagne e nei nostri territori che ormai sono il vanto della nostra Regione ma che per essere gestiti e mantenuti troppo spesso sono causa di infortuni più o meno gravi.

La disponibilità a pagare del cittadino come contribuente si è spostata decisamente sia verso gli obiettivi legati alla sicurezza alimentare, intesa in termini quantitativi, sia verso la sicurezza degli alimenti ed il sostegno di azioni di salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità, del paesaggio e del patrimonio culturale e storico delle aree rurali, ma anche di conseguenza alla salvaguardia delle nostre aziende agricole e quindi dell’agricoltore che le gestisce che rappresenta l’ultimo baluardo a difesa dell’ambiente e che va quindi tutelato e aiutato anche nella formazione necessaria per poter ben gestire e governare la complessa e a volte “pericolosa” attività agricola.

L’analisi di quanto sopra esposto è alla base delle finalità progettuali.

Si riportano brevemente i numeri degli infortuni nella nostra provincia nel settore primario dal 2009 al 2011 che sono

sotto riportati:

INFORTUNI TOTALI : 2009=438 – 2010=417 – 2011=417

INFORTUNI MORTALI : 2009=1 – 2010=1 – 2011=3.

Purtroppo il trend degli infortuni gravi è in aumento anche se il numero complessivo degli infortuni è stabile e si attesta intorno ai 415-417 casi all’anno, sono in aumento invece le denunce per le malattie professionali legate al settore primario che sono passate da 243 nel 2009 a 453 nel 2010 e 644 nel 2011 e quindi in continuo aumento del tipo esponenziale.

OBIETTIVI

Dalla descrizione della premessa fatta, ne consegue che gli interventi di informazione si svilupperanno e punteranno al raggiungimento dei seguenti obiettivi, espressi dalla Regione Marche nel decreto del Dirigente del Servizio Agricoltura, Forestazione e Pesca n. 432/AFP, di seguito indicati:

OBIETTIVO PRINCIPALE di misura: “Formare gli agricoltori e gli operatori forestali in merito alle nuove tecnologie e/o di innovazioni di prodotto e di processo, in particolare trasferendo le informazioni riguardanti la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro in agricoltura” (1)

OBIETTIVO SECONDARIO di misura:

Favorire la diversificazione delle fonti di reddito aziendale, preparando gli agricoltori ll’introduzione in azienda di nuove attività di trasformazione, commercializzazione e vendita diretta dei prodotti aziendali (2)

Preparare gli imprenditori all’adozione di strumenti di razionale gestione economico finanziaria delle imprese agricole e forestali (3).

 

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