Tematiche

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DESCRIZIONE INIZIATIVA PROGETTUALE

Lo scenario

In Italia, la produzione certificata DOP e IGP nel 2010 ha ripreso a crescere e ha realizzato un giro di affari di circa 6 miliardi di euro alla produzione. Il fatturato continua comunque a concentrasi su poche denominazioni mentre la mggior parte dei prodotti registra valori di mercato particolarmente limitati.

Per quanto concerne la domanda, i dati ISMEA/Nielsen evidenziano le conseguenze della congiuntura economica egativa sugli acquisti delle famiglie italiane. In termini quantitativi un ristagno è rilevabile sia per i prodotti groalimentari che, nello specifico, per le produzioni a denominazione di origine. Entrambi gli aggregati considerati resentano, infatti, una variazione tra il 2009 e il 2010 pari a -0,5%. I volumi acquistati delle produzioni di qualità isultano in sofferenza già dal 2007 e tale andamento trova conferma negli anni successivi.

L`Italia si è confermata anche per il 2011 il Paese che ha ottenuto il maggior numero di registrazioni e con un totale di 39 prodotti DOP e IGP conferma la prima posizione per numero di riconoscimenti (22% del totale europeo nel 2011). Anzi a Maggio 2013 con il riconoscimento comunitario come Indicazione Geografica Protetta dell’Agnello del Centro Italia, del Salmerino del Trentino e del Panforte di Siena, salgono a 252 le eccellenze del patrimonio agroalimentare  italiano riconosciute come Dop e Igp dall’Unione europea. A livello regionale prosegue l’attività volta alla tutela del consumatore e alla promozione di prodotti locali di qualità attraverso il riconoscimento di nuovi disciplinari di produzione nell’ambito del marchio QM. Il marchio di qualità collettivo per il settore agroalimentare e servizi correlati attesta, infatti, il rispetto del disciplinare di filiera e la tracciabilità attraverso un sistema informatico. I disciplinari già approvati riguardano cereali, latte alta qualità, carni suine, prodotti ittici, molluschi, olio extra vergine di oliva – oli monovarietali, filiera carni ovine, filiera prodotti lattiero-caseari. Nel 2010 si sono aggiunti i disciplinari relativi a “filiera prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati da produzione integrata”, “miele”, “settore uova e prodotti d`uovo”. Le carni bovine Bovinmarche e le produzioni biologiche rientrano nel marchio regionale QM come prodotti già riconosciuti a livello comunitario o nazionale ai cui disciplinari vengono aggiunti elementi caratterizzanti il marchio (ex: la tracciabilità, il divieto di utilizzo degli OGM, etc .

Nelle Marche, al 31 dicembre 2010 operano nella filiera 598 produttori e 195 trasformatori (Tabella 6.4.7 – Tabella 6.4.8), nel quadro nazionale rappresentano una quota rispettivamente dello 0,8% e del 3%. Rispetto al 2009, la regione registra una contrazione in entrambe le categorie, i produttori perdono 140 unità prevalentemente nel comparto carni, i trasformatori si contraggono di 5 unità. A livello strutturale, il settore prevalente è quello delle carni, in esso troviamo 440 aziende che gestiscono 444 allevamenti (bovini e suini) e 80 aziende con 111 allevamenti nell’ambito del comparto “preparazioni di carni”. I trasformatori ricadono per l`85% nel comparto carni.

La superficie complessivamente coltivata dalle aziende è di 156 ettari (+2,5% rispetto al 2009). Nel settore degli oli extravergine di oliva troviamo 12 aziende che coltivano complessivamente 59 ettari, nel settore ortofrutta/cereali sono attive 9 aziende con 97 ettari di coltivazioni. Dopo la flessione negli anni 2008 e 2009, la produzione certificata DOP e IGP italiana nel suo complesso ha ripreso a crescere con un +20% su base annua. Le quantità di ortofrutta prodotte (+46,4%) sono quelle che hanno determinato principalmente l`aumento. Le Marche sono tra le regioni meno specializzate per quanto riguarda le superfici investite per le produzioni certificate di qualità, a causa della preponderante presenza di produzioni indifferenziate. La comparazione con le altre regioni del Centro evidenzia che si tratta di una peculiarità del sistema produttivo marchigiano e non di una questione legata alle caratteristiche pedo-climatiche del territorio.

Se questo è lo scenario produttivo da quello dei consumi emergono luci ed ombre. ll fatturato del vino Made in Italy cresce del 5 per cento e raggiunge nel 2012 il valore record di 8,9 miliardi per effetto della grande capacità di innovazione degli imprenditori che ha consentito la conquista di nuovi mercati nonostante la crisi dei consumi interni.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che, all’inaugurazione del Vinitaly di Verona, ha presentato le novità enologiche del 2013 Mentre in Italia si registra l’Austerity a tavola per le famiglie italiane anche nel primo trimestre dell`anno: la spesa per cibo e bevande ha infatti registrato una contrazione del 2,3 per cento su base annua, accompagnata da una flessione delle quantità acquistate dell`1,4 per cento. E` quanto rileva Ismea nel sottolineare che si compra meno, ma soprattutto si accentua la tendenza delle famiglie a rincorrere le offerte e a spostarsi su prodotti più economici.  Si riduce anche il consumo di prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) in Italia dove si registra un crollo degli acquisti che varia dal -6,8 per cento per il parmigiano reggiano al -5,3 per cento per il grana padano per effetto della crisi, ma soprattutto della concorrenza sleale dei prodotti di imitazione low cost.

Questo avviene benché diverse indagini di mercato fra i consumatori hanno evidenziato nel tempo l’attenzione e la fiducia nei prodotti made in Italy e in quelli tradizionali e di qualità, fiducia che sulla base dei controlli svolti sembra ben indirizzata. Infatti dal campo alla tavola, nel 2012 hanno toccato quota 800mila i controlli sanitari sulla filiera agroalimentare, confermando il primato dell’Italia il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare I dati vengono dal Piano nazionale integrato dei controlli 2012, presentati dal Ministero della Salute. Non a caso i prodotti tricolori sono quelli con la minor percentuale di residui chimici oltre il limite (0,4 per cento), inferiori di quasi quattro volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di circa 20 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità).

Aumentano i rischi di contraffazione e frodi alimentari a causa della crisi che ha favorito l’acquisto di cibi low cost”. Da questa premessa si evince da una parte l’importanza economica del settore produzioni certificate e di qualità, che nelle Marche ci sia spazio per un ulteriore allargamento delle produzioni certificate, che le produzioni certificate e di qualità siano indissolubilmente legati alla valutazione degli aspetti relativi alla sicurezza alimentare. Di tutti questi aspetti si intende informare nel progetto le imprese attraverso una serie mirata di interventi divulgativi

L’agricoltura vive questi cambiamenti e assume una diversa valenza che, attraverso il connubio tra agricoltura e società, ci permette ogni giorno non solo di consumare i cibi della terra, ma anche di usare gli spazi aperti ed il paesaggio costruito dalla natura e sostenuto dall’agricoltura.

La disponibilità a pagare del cittadino come contribuente si è spostata decisamente dagli obiettivi della sicurezza alimentare, intesa in termini quantitativi, verso la sicurezza degli alimenti ed il sostegno di azioni di salvaguardia dell’ ambiente, della biodiversità, del paesaggio e del patrimonio culturale e storico delle aree rurali. L’analisi di quanto sopra esposto è alla base delle finalità progettuali, volte a mantenere, migliorare e consolidare i rapporti con il cittadinoconsumatore che garantisca la salubrità e la qualità delle produzioni sviluppando, nello stesso tempo, una sinergia consolidata.

Di fatto, la situazione che si prefigura comporta una maggiore richiesta di informazioni da parte delle aziende, sia di quelle competitive, relativamente alle scelte produttive da effettuare nel rispetto delle richieste del mercato, sia delle aziende maggiormente orientate alla multifunzionalità, per lo sviluppo di attività complementari e per la gestione del territorio.

Tutto ciò ha guidato il soggetto proponente a concretizzare la fase preliminare di progettazione attraverso la definizione:

a) del profilo professionale dei tecnici coinvolti, basata sull’esperienza maturata in progetti di informazione e sulla capacità di rapportarsi con gli imprenditori interessati all’azione di informazione;

b) del numero dei tecnici coinvolti nell’attività, che viene stabilito in quattro unità individuate nelle seguenti figure: Dr. Busco Luigi, P.A. David Donninelli, P.A. Balducci Maurizio e il P.I. Turchi Tonino con la partecipazione di alcuni docenti esterni di fascia A e B.

TEMATICHE

Dalla precedente breve analisi dello scenario agricolo regionale si evidenzia la necessità di promuovere la multifunzionalità delle aziende agricole marchigiane, non trascurando comunque gli adempimenti legislativi cogenti inerenti la sicurezza sui luoghi di lavoro D.Lgs. 81 del 2008, impone di concentrare l’attenzione su alcune tematiche fondamentali del progetto. Conseguentemente a ciò detto per portare a compimento in modo positivo il progetto descritto, gli interventi di informazione si articoleranno secondo le seguenti tematiche:

1. innovazione di processo, consistente nella divulgazione delle norme di sicurezza del lavoro agricolo e sulla necessità della sua attuazione, presso le imprese agricole, in particolare delle misure previste dalla DGR 1188/2012

2. divulgazione degli strumenti relativi alla certificazione delle produzioni e dei principi della sicurezza alimentare, finalizzati alla realizzazione di filiere agroalimentare di qualità

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